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Il ruolo della robotica per una transizione industriale sostenibile

Il ruolo della robotica per una transizione industriale sostenibile

Quando si pensa alla robotica, è immediato immaginare un braccio meccanico automatizzato che supporta la produzione in serie. Non è un caso, quindi, che i dati dell’International Federation of Robotics restituiscano uno scenario globale in cui sono le fabbriche del settore manifatturiero, automotive ed elettronico a guidare l’evoluzione robotica. Quattro milioni e mezzo di robot industriali attivi nel mondo, un mercato che vale 16,7 miliardi di dollari, installazioni più che raddoppiate rispetto a 10 anni fa. 

 

In questo contesto, i settori della transizione ecologica, dall’idroelettrico, al fotovoltaico, fino all’eolico e al waste management, non compaiono come protagonisti. Non per arretratezza tecnologica, ma perché impianti distribuiti su centinaia di chilometri, ambienti variabili, condizioni difficilmente accessibili richiedono un diverso approccio alla robotica, mobile, adattabile, distribuito e collaborativo.

“I compiti della transizione ecologica non sono sempre standardizzabili. E non essendo standardizzabili, è anche molto sfidante trovare la forma di automazione che permette di svolgerli in forma robotizzata.”

Andrea Nerelli, Ecosystem & Asset Exploitation, A2A Life Ventures

Robotica mobile vs industriale

Perché la transizione ecologica ha bisogno anche di robot che interagiscono con il contesto

La robotica industriale o tradizionale nasce in fabbrica ed è pensata per ambienti standardizzabili: stessa linea, stesso compito, stesso posto, ogni giorno. Un modello ottimizzato per la catena di montaggio, ma impossibile da applicare a un impianto idroelettrico che si estende dalla diga a monte alla centrale a valle, o a un sistema di raccolta rifiuti distribuito su tutto il territorio urbano. 

 

Questo è il territorio della robotica mobile e autonoma: sistemi che si muovono nello spazio, percepiscono l'ambiente circostante ed eseguono attività complesse in contesti che cambiano continuamente. Droni che sorvolano campi fotovoltaici ed eolici per rilevare anomalie strutturali, rover che entrano nelle condotte forzate degli impianti idroelettrici dove l'operatore non può arrivare in sicurezza, sistemi a guida autonoma che gestiscono le flotte della raccolta rifiuti urbana. 

 

Tecnologie molto più sofisticate rispetto alla robotica tradizionale, perché la vera sfida di oggi si sposta sulla capacità di percepire l'ambiente e agire in modo dinamico. La robotica entra così in una nuova frontiera industriale, dove l'obiettivo non è solo muoversi, ma farlo in totale autonomia. Una frontiera che, in un futuro sempre più vicino, vedrà l'integrazione di sistemi di manipolazione avanzata, permettendo ai robot di muoversi e, contemporaneamente, interagire fisicamente con gli oggetti in contesti non strutturati.

Applicazioni per la transizione ecologica

Quando la robotica mobile entra negli impianti

Oggi, nel settore delle rinnovabili, le attività di manutenzione sono ancora prevalentemente manuali: nel fotovoltaico oltre il 60% dei costi operativi annui riguarda attività svolte da persone sul campo, nell'eolico oltre il 40%. Sono i dati di una rassegna scientifica pubblicata su MDPI Processes nel 2024 da ricercatori ENEA, che identifica fotovoltaico, eolico, idroelettrico e linee elettriche come i settori dove la robotica tradizionale e mobile trova oggi applicazione più concreta con interventi che comprendono costruzione, ispezione e manutenzione degli impianti. Una sfida che riguarda noi di A2A da vicino, come azienda fortemente basata sulla gestione degli impianti. 

 

Per questo, con A2A Life Ventures cerchiamo concretezza con progetti che abbiano un impatto misurabile sul business e su diversi ambiti di applicazione. Ad esempio, nei nostri impianti idroelettrici, stiamo sperimentando un rover in grado di effettuare rilievi delle condotte forzate, o anche sistemi in grado di rimuovere automaticamente i sedimenti dai bacini per ripristinare lo stato corretto di funzionamento. Negli impianti di smistamento della plastica stiamo testando l’utilizzo di nuovi hardware e software per il monitoraggio automatico del flusso dei rifiuti. O ancora, in ambito fotovoltaico, stiamo studiando integrazioni di robot autonomi per la pulizia dei pannelli solari, per il rilievo dello stato di avanzamento dei cantieri e per la possibilità di automatizzare parte della costruzione. 

 

Proprio la diversificazione di queste attività richiede di cercare e adattare, caso per caso, la soluzione ottimale per ciascuna di esse. Per farlo, è necessario innanzitutto analizzare correttamente l’attività da svolgere, parlarne con il personale degli impianti e valutare l’impatto dell’adozione di una nuova tecnologia robotica sull’efficienza dell’impianto. Si avvia quindi un Proof of Concept a perimetro ridotto per testare il progetto, che in caso di esito positivo, si decide di scalare e integrare nell’infrastruttura tecnologica esistente.

Human - Powered Robotics

I robot sono pensati per sostituire compiti, non per sostituire lavori

Da quarant'anni, nell'industria manifatturiera, i robot liberano le persone da attività ripetitive, pericolose o alienanti. Nei settori della transizione ecologica, il principio è lo stesso, ma ciò che cambia è la natura dei compiti che la robotica sostituisce: più complessi, più distribuiti, più difficili da standardizzare. 

 

C'è però qualcosa di più preciso che emerge dalla pratica degli impianti in A2A. La robotica mobile, operando in ambienti variabili e non prevedibili, non può fare a meno delle persone. Per questo, nel processo di adozione delle tecnologie robotiche è fondamentale coinvolgere da subito le persone che lavorano negli impianti, dimostrando che i robot non sostituiranno il loro lavoro, ma saranno loro stessi a farli operare. Sono le persone che identificano il compito, validano la sperimentazione, evolvono le proprie competenze insieme alla tecnologia. 

 

Questa posizione trova conferma in Rodney Brooks, professore emerito al MIT e co-fondatore di iRobot, tra le voci più autorevoli e critiche nel panorama della robotica mondiale: la grande maggioranza dei lavori sarà aumentata dalla tecnologia, non sostituita. Più i robot diventano capaci, più il lavoro umano si sposta verso ciò che le macchine non sanno ancora fare: adattamento, relazione, decisione.

Leve di trasformazione

Cosa cambierà negli impianti nei prossimi dieci anni

Se pensiamo all’evoluzione della robotica nei prossimi dieci anni, possiamo identificare tre leve di trasformazione. 

 

  • Intelligenza: i sistemi robotici diventeranno sempre più autonomi, capaci di percepire l'ambiente, apprendere dall'esperienza e adattarsi a situazioni nuove senza essere riprogrammati. È la traiettoria che l'International Federation of Robotics identifica come il trend numero uno per il 2026. A renderla possibile è ciò che il settore chiama Physical AI: l'intelligenza artificiale non resta confinata nel software, ma viene incorporata nell'hardware, come sensori, telecamere, robot, che saranno sempre più in grado di interpretare il contesto e decidere come agire. Nel settore della robotica questo si traduce in macchine più autonome nella mobilità e nella manipolazione e, in prospettiva, in umanoidi “general purpose”, cioè robot progettati per svolgere compiti diversi in ambienti differenti.
  • Costo dell’hardware: la componente fisica dei robot diventerà progressivamente più accessibile, aprendo settori che oggi non rientrano ancora nei grandi numeri dell'adozione industriale globale.
  • Facilità d’uso: sistemi più semplici da comandare e integrare negli impianti esistenti richiederanno sempre meno competenze specialistiche. Una condizione che l'IFR lega direttamente alla capacità delle organizzazioni di formare le persone che lavoreranno con i robot.

La direzione

La robotica come leva per la transizione ecologica

Nei settori della transizione ecologica, la robotica rappresenta una delle tecnologie con il maggiore potenziale di trasformazione delle operations industriali. L'integrazione tra robotica, intelligenza artificiale e sensori intelligenti apre la strada a nuovi modelli operativi, in grado di aumentare sicurezza, efficienza e qualità delle attività di ispezione, monitoraggio e intervento sugli asset strategici. 

 

In questo scenario, con A2A Life Ventures guidiamo lo sviluppo e l'industrializzazione di soluzioni di Physical AI e robotica per il Gruppo. Attraverso la sperimentazione di nuove tecnologie, la realizzazione di asset proprietari e l'integrazione tra hardware AIoT, modelli di AI e sistemi robotici avanzati, acceleriamo l’evoluzione verso livelli crescenti di autonomia operativa nelle infrastrutture Energy & Utilities, trasformando tecnologie emergenti in soluzioni industriali concrete e scalabili. 

 

Questa visione è già una realtà: abbiamo promosso oltre 300 progetti di innovazione, tra cui un numero crescente di iniziative dedicate alla robotica applicata agli impianti del Gruppo. L'obiettivo è costruire competenze, tecnologie e proprietà intellettuale in un ambito destinato a diventare sempre più strategico per il settore Energy & Utilities. Nei prossimi anni, lo sviluppo della Physical AI applicata alla Robotica accelererà ulteriormente questa trasformazione. 

 

La crescente maturità dell'intelligenza artificiale, la riduzione dei costi dell'hardware e l'evoluzione delle piattaforme robotiche renderanno possibile un nuovo paradigma operativo, in cui noi di A2A, con A2A Life Ventures, consolidiamo il nostro ruolo nello sviluppo di soluzioni autonome per la gestione delle infrastrutture critiche, contribuendo a una transizione industriale più sicura, efficiente e sostenibile.

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