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Centrale di Monfalcone: dal carbone al ciclo combinato

  • Il progetto
  • Il nuovo impianto
  • Benefici ambientali
  • Dati utili
  • Valore generato

La riconversione della centrale di Monfalcone

L’uscita dal carbone apre nuova faseper il sito storico

Dopo oltre sessant’anni di attività, la Centrale di Monfalcone ha vissuto un passaggio simbolico e concreto: l’uscita definitiva dal carbone, avvenuta grazie alla realizzazione del nuovo impianto a ciclo combinato alimentato a gas naturale, che segna una svolta tecnologica e ambientale per il sito.
Il 23 gennaio 2025, con la partenza dell’ultima nave carica di carbone dal carbonile della centrale, si è chiuso un capitolo iniziato nel 1965, quando la prima nave portò il carbone a servizio dell’impianto.

Un momento che rappresenta uno spartiacque non solo per il sito, ma anche per il percorso di evoluzione ambientale del nostro Gruppo.

La riconversione nella nostra strategia di transizione energetica

Il nuovo impianto

Una centrale a ciclo combinato di nuova generazione

All’interno del perimetro dell’attuale impianto prende forma la nuova Centrale Termoelettrica a Ciclo Combinato a Gas Naturale, localizzata nel Comune di Monfalcone, sulla sponda orientale del Canale Valentinis, nel Golfo di Panzano.
L’impianto è progettato con una potenza nominale di circa 860 MWe, pari a circa 2,7 volte quella della centrale a carbone esistente.

Flessibilità operativa

L’impianto è costituito da:

  • una turbina a gas di classe H da circa 579 MWe;
  • un generatore di vapore a recupero;
  • una turbina a vapore da circa 280 MWe, in configurazione “multi shaft”, ovvero con due unità separate di generazione elettrica: un generatore (G52) accoppiato alla turbina a gas e un generatore (G51) accoppiato alla turbina a vapore.

Una caratteristica distintiva delle turbine a gas di classe H è la notevole flessibilità di esercizio, che consente:

  • rapidità di avviamento;
  • elevata capacità di modulazione del carico;
  • mantenimento delle prestazioni ambientali anche a potenze ridotte.

Le concentrazioni emissive di NOx e CO restano contenute fino al 25–30% del carico nominale, garantendo elevate performance ambientali in tutte le condizioni operative.

A Monfalcone stiamo riconvertendo la centrale termoelettrica in un impianto a ciclo combinato già predisposto per l’utilizzo dell’idrogeno e ad altissima efficienza. Sarà capace di ridurre del 15% i costi di produzione dell’energia termoelettrica e le emissioni di CO₂ per kWh rispetto a un ciclo combinato tradizionale.

Renato Mazzoncini - Amministratore Delegato di A2A

Benefici ambientali

Riduzione delle emissioni e qualità dell’aria

Il passaggio dal carbone al ciclo combinato a gas comporta un miglioramento significativo del profilo emissivo della centrale.
A fronte di una potenza installata nettamente superiore, il nuovo impianto consente:

  • una riduzione di circa l’80% delle emissioni annue di NOx;
  • la sostanziale eliminazione delle emissioni di SO₂, polveri e microinquinanti, connessi con l’esercizio della centrale a carbone. 

Un contributo concreto al miglioramento della qualità dell’aria e alla riduzione dell’impatto ambientale del sito.

Dati utili

860MWe

potenza nominale, pari a circa 2,7 volte quella della centrale a carbone esistente

25-30%

carico nominale delle concentrazioni emissive di NOx e CO

circa l'80%

riduzione delle emissioni annue di NOx

Il valore ambientale e industriale della riconversione della centrale

Innovazione, sostenibilità e minori emissioni per il territorio

Questo progetto assume una rilevanza strategica non solo per la riduzione delle emissioni e il miglioramento della qualità dell’aria, ma anche perché rappresenta un esempio concreto di come la transizione energetica possa trasformare le infrastrutture esistenti in motori di sviluppo sostenibile. La riconversione verso tecnologie più efficienti e pulite contribuisce alla tutela della salute pubblica e al raggiungimento degli obiettivi climatici nazionali ed europei, coniugando innovazione e rispetto per l’ambiente.

I progetti dimostrano come la tutela della biodiversità possa generare un valore che va oltre la conservazione delle specie. Proteggere gli impollinatori significa, infatti, contribuire alla resilienza degli ecosistemi, mentre monitorare e tutelare i chirotteri vuol dire integrare la salvaguardia della fauna nelle attività industriali.
In questa prospettiva, portiamo la biodiversità all’interno delle centrali, trasformando le infrastrutture energetiche in luoghi attivi di osservazione, protezione e sensibilizzazione ambientale.

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