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Come funzionano i termovalorizzatori e che ruolo hanno nell’economia circolare

I termovalorizzatori sono impianti per il trattamento di quei rifiuti che non possono essere riciclati e recuperati come materia. Attraverso la loro combustione, il processo permette il recupero di energia e calore, evitando allo stesso tempo il conferimento in discarica.

In questo articolo approfondiremo cos'è un termovalorizzatore, come funziona, e che ruolo ha nella gestione integrata dei rifiuti per l'economia circolare.

  • Cos’è
  • Come funziona
  • Emissioni e controlli
  • Quali rifiuti trattati
  • Termovalorizzatori ed economia circolare
  • Vantaggi
  • Termovalorizzatori in Italia
  • FAQ

Cos’è un termovalorizzatore 

Il termovalorizzatore è un impianto che valorizza i rifiuti non altrimenti riciclabili e li trasforma in energia elettrica ed energia termica. Questo avviene attraverso un processo di combustione che converte l’energia contenuta nei rifiuti in calore.

Quando le frazioni combustibili del rifiuto reagiscono con l’ossigeno e si ossidano, generano fumi caldi, che contengono calore recuperabile, ad esempio tramite una caldaia, e convertibile in energia utile. (1) (2) (3)

Un impianto moderno è organizzato in diverse sezioni:

  • ricezione e stoccaggio dei rifiuti
  • alimentazione del forno
  • trattamento termico
  • recupero dell'energia
  • depurazione dei fumi
  • monitoraggi delle emissioni
  • gestione dei residui solidi come ceneri pesanti e leggere.(4)

Oltre al recupero energetico, la termovalorizzazione consente di ridurre il volume dei rifiuti trattati.

Il processo genera fumi che, dopo essere stati opportunamente depurati, vengono immessi in atmosfera. Per questo motivo un termovalorizzatore non è un impianto isolato, ma fa parte di un sistema virtuoso di gestione dei rifiuti che integra:

  • misure di prevenzione e riduzione dei rifiuti alla fonte
  • raccolta differenziata
  • riciclo
  • trattamenti biologici
  • altre soluzioni previste dalla gerarchia europea dei rifiuti. 

Come funziona un termovalorizzatore 

Il processo di termovalorizzazione inizia con l’arrivo dei rifiuti all’impianto. Superati i controlli in ingresso, il rifiuto viene raccolto in vasche di stoccaggio, dove viene mescolato per renderlo più uniforme possibile, e per garantire una successiva combustione stabile e ben controllata. I rifiuti vengono poi caricati, tramite carriponte, nelle tramogge che alimentano le griglie di combustione. 

Nel caso dei rifiuti urbani, la tecnologia più diffusa è quella a griglia mobile: il rifiuto avanza progressivamente sulla griglia, viene rimescolato e, a presenza di aria, subisce la combustione con produzione di gas caldi e ceneri.

Durante il trattamento termico, la combustione avviene attraverso fasi che possono sovrapporsi tra loro:

  • essiccamento e degassamento del rifiuto
  • decomposizione della sostanza organica
  • formazione dei gas combustibili e successiva ossidazione.

Nei termovalorizzatori di ultima generazione queste reazioni avvengono ad alta temperatura, circa 1.000 °C, e garantiscono l'ossidazione della frazione combustibile dei rifiuti non riciclabili.

Il calore liberato dalla combustione viene recuperato in caldaia: i gas caldi cedono la loro energia all’acqua contenuta nei tubi della caldaia, trasformandola in vapore ad alta pressione. Il vapore mette in movimento una turbina accoppiata a un generatore, da cui si ricava energia elettrica.

Quando l’impianto è configurato per la cogenerazione oltre a produrre energia elettrica viene prodotta anche energia termica, ottenuta recuperando il calore del vapore e utilizzandolo per riscaldare l’acqua che alimenta la rete di teleriscaldamento o, in alternativa, per fornire calore utile ad altre attività industriali in sostituzione di fonti fossili.(5) (6)

Depurazione dei fumi: tecnologie di abbattimento

Dopo la combustione e il recupero energetico, i fumi generati dal processo vengono trattati prima dell’emissione in atmosfera. In generale, i processi di depurazione intervengono su:

  • polveri
  • gas acidi
  • ossidi di azoto
  • microinquinanti organici
  • metalli.

Gli ossidi di azoto sono abbattuti dai cosiddetti sistemi DeNOx. Tra le soluzioni utilizzate vi sono quelle che prevedono iniezioni controllate di ammoniaca nei fumi caldi direttamente all’interno della camera di combustione e quelle che utilizzano, oltre all’ammoniaca, un catalizzatore per favorire la reazione. 

I sistemi con catalizzatore, in particolare quelli installati nella parte finale del processo di trattamento dei fumi, consentono di raggiungere livelli di abbattimento più elevati. In entrambi i casi, gli ossidi di azoto vengono trasformati principalmente in azoto e acqua, sostanze naturalmente presenti nell’ambiente.  

I gas acidi, i microinquinanti e i metalli vengono invece rimossi in una fase distinta, a valle della caldaia, con iniezioni di reagenti a secco o lavaggio dei fumi. La combustione ad alta temperatura distrugge gran parte dei microinquinanti organici. Quelli eventualmente ancora presenti nei fumi, insieme ai metalli, vengono trattenuti dai carboni attivi, mentre i gas acidi vengono neutralizzati mediante reagenti alcalini, come la calce o il bicarbonato.

Infine, i filtri a maniche trattengono le polveri e il particolato presenti nei fumi. Solo a questo punto i fumi, ormai depurati, vengono convogliati al camino, dove sono sottoposti a monitoraggio continuo per verificare il rispetto dei limiti emissivi previsti dalla legge.

Residui del processo e recupero di materia 

Gli impianti di termovalorizzazione producono anche dei residui costituiti, per la maggior parte, dalla frazione non combustibile in essi contenuti, nonché dai residui derivanti dal trattamento fumi.

Le ceneri pesanti derivano dalla combustione del rifiuto e si raccolgono nella parte finale della griglia, per questo sono chiamate anche "bottom ashes". Rappresentano indicativamente il 18-20% in peso dei rifiuti trattati nel processo di termovalorizzazione, sono classificate come rifiuti non pericolosi e possono essere sottoposte a processi  che prevedono la separazione e il recupero di:

  • materiali ferrosi
  • metalli non ferrosi
  • componente minerale residua.

La frazione minerale può trovare impiego in filiere industriali, ad esempio nella produzione di cemento o di altri materiali per l’edilizia. 

Le ceneri leggere, invece, derivano dai sistemi di depurazione dei fumi e includono le polveri trattenute dai filtri a maniche. Rappresentano una quota indicativa pari al 4-6% dei residui del trattamento, vengono raccolte in appositi sistemi di stoccaggio, come sili dedicati, e avviate a impianti specializzati per trattamenti di recupero o gestione in sicurezza. Una possibile destinazione delle polveri recuperate è l'utilizzo in attività di riempimento di miniere di sale, secondo procedure controllate e in impianti autorizzati.

Emissioni e controlli: cosa viene monitorato e quali limiti si applicano 

Tutti gli impianti sono dotati di innovativi sistemi di trattamento dei fumi:

  • sistemi DeNOx che agiscono sulla concentrazione di ossidi di azoto, trasformando questi ultimi in componenti naturali dell’aria quali azoto e acqua
  • sistemi di filtri a maniche che trattengono le polveri e il particolato
  • sistemi di lavaggio fumi o sistemi di iniezione a secco di reagenti per la trasformazione e la "cattura" chimica degli altri composti.

Come accennato, i fumi depurati vengono successivamente convogliati come emissioni gassose al camino. Qui vengono attivati dei rigorosi sistemi di controllo delle emissioni, anche da parte degli Enti competenti, come le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, attraverso un monitoraggio in continuo, a garanzia del rispetto dei limiti imposti dalla normativa di riferimento.

I limiti emissivi non sono definiti liberamente dal gestore dell’impianto, ma derivano dal quadro normativo europeo e nazionale sull’incenerimento e coincenerimento dei rifiuti e dalle prescrizioni contenute nell'Autorizzazione Integrata Ambientale, che stabilisce le condizioni di esercizio dell’impianto e i valori da rispettare.(7)

In alcuni casi, l’autorizzazione può fissare soglie più restrittive rispetto ai limiti generali previsti dalla normativa. Il contributo emissivo di un termovalorizzatore va inoltre letto in confronto con le altre sorgenti presenti sul territorio, come traffico, riscaldamento civile, attività industriali.

Quali rifiuti possono essere trattati (e quali no)

I termovalorizzatori sono progettati per specifiche tipologie di rifiuti(8), in base a:

  • composizione
  • potere calorifico
  • livello di umidità
  • variabilità del materiale in ingresso.

Negli impianti dedicati ai rifiuti urbani, il trattamento riguarda principalmente la frazione residua non riciclabile, cioè quello che resta dopo la raccolta differenziata e che non può essere avviato a recupero materia. La termovalorizzazione non sostituisce prevenzione, riuso e riciclo, ma interviene sulla quota che non può essere valorizzata attraverso queste filiere e che altrimenti sarebbe destinata alla discarica.

A seconda della tecnologia adottata e dell’autorizzazione dell’impianto, possono essere trattate diverse tipologie di rifiuti, tra cui rifiuti urbani residui o pretrattati, frazioni selezionate, combustibile solido secondario e alcune tipologie di rifiuti non pericolosi di origine industriale o da imballaggio, fanghi, rifiuti sanitari e rifiuti pericolosi.

Oltre alla tecnologia a griglia mobile, più diffusa per i rifiuti urbani, esistono anche altre tecnologie di trattamento termico, come forni a tamburo rotante, letti fluidi, pirolisi e gassificazione. La scelta della tecnologia dipende dalle caratteristiche dei rifiuti da trattare e dalle specifiche dell'impianto.

Non sono destinati alla termovalorizzazione i materiali che possono essere recuperati come materia, come carta, vetro, metalli, plastica riciclabile o frazione organica, quando correttamente conferiti nelle rispettive filiere. Anche rifiuti come batterie, accumulatori o altri materiali che richiedono raccolte dedicate devono seguire canali separati.

Termovalorizzatore e inceneritore: perché i termini si confondono?

Termovalorizzatore e inceneritore(9)  vengono spesso confusi perché entrambi gli impianti si basano sul trattamento termico dei rifiuti attraverso la combustione. La differenza riguarda principalmente la gestione dell’energia generata durante la combustione.

A differenza del termovalorizzatore, che recupera e valorizza il contenuto energetico dei rifiuti, un inceneritore è un impianto che tratta i rifiuti tramite combustione con l’obiettivo di ridurne volume e pericolosità.

Termovalorizzatori ed economia circolare: complementarietà con riduzione, riuso e riciclo

Con la termovalorizzazione, l'impegno per l’economia circolare si concretizza nella valorizzazione di quei rifiuti che non sono utilmente riciclabili come materia come materia e che avrebbero come destino il conferimento in discarica, attività all’ultimo posto della gerarchia dei rifiuti. 

Nel 2023, in Italia:

  • il 66% dei rifiuti urbani è stato avviato a riciclo, compostaggio ed altri trattamenti
  • il 19% a termovalorizzazione
  • il 15% a discarica. (10)

Su circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti, la quota residua composta da indifferenziato e scarti della raccolta differenziata è pari a circa 13 milioni di tonnellate: di queste, circa 6 milioni sono trattate in termovalorizzazione, mentre circa 7 milioni finiscono ancora in discarica o hanno come destino l’export.

La termovalorizzazione dei rifiuti rappresenta l'ultima fase virtuosa del ciclo integrato di gestione dei rifiuti e presenta importanti vantaggi in termini di sostenibilità e tutela dell’ambiente.

Il trattamento è completamente sicuro e all’insegna dell’innovazione tecnologica. I rifiuti trattati sono selezionati con rigorosi controlli all’ingresso, e il controllo delle emissioni, mantenute ampiamente e costantemente al di sotto dei livelli stabiliti dalle più recenti norme di settore, viene garantito attraverso il monitoraggio continuo.

Vantaggi e punti di attenzione della termovalorizzazione nel sistema di gestione dei rifiuti 

Tra i vantaggi della termovalorizzazione rientrano

  • recupero energetico
  • riduzione della quota di rifiuti destinata a smaltimento
  • nei territori dotati di reti dedicate, la possibilità di utilizzare il calore prodotto anche per il teleriscaldamento.

In questo senso, recupero di materia e recupero di energia possono agire in modo complementare, contribuendo insieme a limitare l’uso della discarica.

Da un punto di vista normativo, per rispettare la gerarchia europea dei rifiuti, la termovalorizzazione deve intervenire soltanto a valle delle azioni prioritarie - riduzione, riutilizzo e riciclo - occupandosi degli scarti non riciclabili, senza sottrarre materiali alle filiere di recupero di materia.

Un punto di attenzione è il corretto dimensionamento degli impianti, che deve essere coerente con i quantitativi di rifiuti residui effettivamente disponibili e con l’evoluzione prevista del sistema di gestione dei rifiuti. Una capacità adeguata consente di evitare sia situazioni di sovracapacità, sia il ricorso a soluzioni meno efficienti, come la discarica, quando la capacità di trattamento disponibile non è sufficiente. 

Termovalorizzatori in Italia: quadro generale e diffusione 

Il quadro italiano della termovalorizzazione è cambiato sensibilmente nell’ultimo decennio.(11) (12)

Secondo le rilevazioni del Centro MatER del Politecnico di Milano riferite al 2014, il trattamento termico contava 44 dedicati ai rifiuti urbani, concentrati soprattutto al Nord Italia e tutti finalizzati al recupero di energia, con 12 impianti già operativi in cogenerazione.

Da allora il sistema si è consolidato. Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani ISPRA 2025, riferito ai dati 2024, gli impianti di termovalorizzazione operativi che trattano rifiuti urbani e rifiuti derivanti dal loro trattamento sono 35, così distribuiti:

  • 25 al Nord
  • 4 al Centro
  • 6 al Sud.

Tutti gli impianti recuperano energia: 21 producono solo energia elettrica, mentre 14 recuperano sia energia elettrica sia energia termica, valorizzando il calore anche attraverso reti di teleriscaldamento, dove disponibili.

La diminuzione del numero degli impianti negli anni non indica necessariamente un ridimensionamento della termovalorizzazione, ma riflette un processo di razionalizzazione del parco impiantistico: meno impianti, ma con una capacità di trattamento complessiva sostanzialmente invariata.

Domande frequenti sui termovalorizzatori

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A cura di

Alessandra Panzitta
Autorizzazioni, Monitoraggio e Supporto Impianti di Termovalorizzazione - Gruppo A2A
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Beatrice Papa
Autorizzazioni, Monitoraggio e Supporto Impianti di Termovalorizzazione - Gruppo A2A
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