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Idroelettrico in Italia tra storia e futuro: un documentario su 100 anni di evoluzione per la transizione energetica

Idroelettrico in Italia tra storia e futuro: un documentario su 100 anni di evoluzione per la transizione energetica

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Nel 1889 l’ingegnere francese Aristide Bergès introdusse il termine white coal, carbone bianco, per descrivere la forza motrice dell’acqua. Oggi, questa preziosa risorsa è la principale fonte elettrica a basse emissioni nel mondo, utilizzata per generare energia rinnovabile attraverso le centrali idroelettriche. 

 

In Italia, l’idroelettrico ha una storia secolare, che si racconta attraverso i suoi storici impianti: vere e proprie cattedrali di ingegneria, distribuite nel paesaggio in armonia sia con l’ambiente che con le comunità che lo abitano.Infrastrutture con una storia industriale così lunga richiedono manutenzione costante, aggiornamento e competenze specialistiche per continuare a garantire efficienza e continuità produttiva. Un’attenzione resa possibile dalle capacità ingegneristiche e dalla profonda conoscenza del territorio di chi se ne prende cura ogni giorno. 

 

Di fronte però alle trasformazioni dettate dal cambiamento climatico e dagli scossoni geopolitici, è d’obbligo domandarsi: quale sarà il ruolo dell’idroelettrico in un contesto di insicurezza energetica? Per ripercorrere la sua storia e interrogarci su come preservare questa fonte indispensabile in futuro, noi di A2A abbiamo realizzato in collaborazione con Will Media il documentario Carbone bianco e batterie naturali: il futuro dell’energia ha 100 anni. Un’analisi trasversale su come gli impianti idroelettrici non siano solo i monumenti del nostro passato industriale, ma rappresentino le fondamenta sicure e pulite su cui costruire la transizione energetica del nostro Paese.

Una risorsa programmabile e circolare

Gli impianti idroelettrici sono batterie naturali progettate per pianificare l’utilizzo dell’acqua in base alle necessità.

Quando pensiamo a un impianto idroelettrico, tendiamo a immaginare solo la diga: in realtà è un sistema molto più complesso, composto da opere di presa, condotte, canali e centrali, progettati per adattarsi alla morfologia del territorio montuoso. È proprio il dislivello naturale a rendere possibile la produzione energetica, sfruttando la trasformazione dell’energia potenziale dell’acqua in elettricità. 

 

I bacini idroelettrici, grandi serbatoi di accumulo, funzionano infatti come batterie naturali: immagazzinano l'acqua sotto forma di energia potenziale, pronta per essere trasformata in elettricità nel momento più utile. Questa capacità si chiama energy time shifting e permette di trattenere la risorsa quando è disponibile in abbondanza - per esempio nelle ore notturne, quando la domanda di elettricità è minima, o nei momenti di forte produzione da eolico e fotovoltaico - per poi rilasciarla quando serve. L'idroelettrico diventa così una risorsa programmabile, utilizzabile anche in assenza di produzione diretta. 

 

Ma il viaggio dell'acqua non si esaurisce nella produzione di energia: all'interno dell'impianto, l'acqua percorre un ciclo non dissipativo. Non si consuma, non subisce modifiche chimico-fisiche, ma viene semplicemente "presa in prestito" e restituita al territorio una volta utilizzata. Ecco perché l'idroelettrico è anche una risorsa circolare: l’acqua resta disponibile e riutilizzabile, ad esempio per irrigare i campi nei periodi di siccità o per usi locali.

Idroelettrico tra storia e futuro

Prendersi cura nel tempo degli impianti non significa costruire nuove infrastrutture, ma efficientare quelle già esistenti.

Secondo un’elaborazione di The European House Ambrosetti del 2022 (su dati Eurostat, Global Solar Atlas e Global Wind Atlas), l’Italia è tra i primi tre Paesi in Europa per disponibilità di risorse rinnovabili: sole, vento e soprattutto acqua. Oggi, però, il cambiamento climatico e la crisi ecologica ne stanno complicando la gestione. Le fonti idriche che un tempo si trovavano nelle Alpi, per esempio, si trovano più ad alta quota e sono difficili da raggiungere, perché i ghiacci si stanno ritirando. I dati ne raccontano gli effetti: negli ultimi 30 anni l’Italia ha avuto un calo di disponibilità d’acqua per l’idroelettrico di quasi il 16%. 

 

Servono quindi sistemi di presa e infrastrutture più evolute per affrontare questo scenario. Ma come si preserva l’efficienza produttiva in Italia, in cui l'età media di questi impianti è di circa 70 anni? Per le caratteristiche morfologiche e la natura stessa di queste infrastrutture è difficile immaginare di progettarne e costruirne di nuove. Per questo diventa fondamentale intervenire su quello che già esiste attraverso attività di innovazione, manutenzione e ottimizzazione. 

 

In questo contesto, un ruolo centrale è svolto anche dagli operatori e dai tecnici che lavorano sul territorio. Basti pensare alla centrale idroelettrica di Isolato Madesimo, parte del nucleo di impianti idroelettrici A2A in Valchiavenna, in provincia di Sondrio, in cui sono stati rimossi 100.000 m³ di sedimenti dall'invaso della diga d’isolato, aumentandone così la capacità del 7% per immagazzinare ancora più acqua in sicurezza. Oppure all’intervento di ammodernamento alla diga di Lago Truzzo, sempre in Valchiavenna, per rinnovare il cuore idraulico dell’impianto idroelettrico.

L’intervento alla diga di Lago Truzzo

Un’opera straordinaria di innovazione e manutenzione ad alta quota per migliorare sicurezza ed efficienza dell’impianto.

Con quasi un secolo di storia, la diga di Lago Truzzo è un impianto a oltre 2.000 m di quota con un salto d’acqua di oltre 1.000 m. Nel tempo, continui controlli e monitoraggi di sicurezza hanno portato alla luce che i componenti principali, installati all’epoca della costruzione della diga, erano ormai giunti alla fine della loro vita utile. Per questo, tra la primavera del 2024 e l’estate 2025 ha avuto luogo un importante intervento di ammodernamento delle enormi valvole e tubazioni idrauliche che regolano e smistano l’acqua verso la centrale di San Bernardo e gli scarichi della diga. Ma come si cambiano le valvole in fondo a un lago a 2.000 m di quota? 

 

Per permettere ai tecnici di lavorare in sicurezza e a bacino asciutto, il livello del lago è stato abbassato al minimo, invertendo il sistema di pompaggio dell’acqua verso la centrale. L'impresa è stata memorabile: le vecchie valvole, azionate solo a mano, si trovano in una caverna raggiungibile unicamente dallo stretto canale di scarico. Per questo gli operai hanno demolito in ordine inverso al solito, partendo dall'ingresso e avanzando verso l'interno, così da poter estrarre i detriti gradualmente. I vecchi componenti metallici sono stati tagliati con la fiamma ossidrica, trasportati fuori con mini escavatori e motocariole, e infine allontanati via elicottero. Al loro posto sono state installate nuove valvole elettroniche, telecontrollate a distanza. 

 

Grazie a monitoraggi continui, tecnologie moderne e manutenzioni straordinarie, resi possibili da professionisti qualificati e investimenti, interventi come questo consentono di mantenere gli impianti idroelettrici vivi e sicuri. Un impegno a cui noi di A2A ci dedichiamo ogni giorno, per tutelare la risorsa idrica come preziosa fonte rinnovabile, preservandone la storia e costruendone il futuro come motore pulito del nostro mix energetico.

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