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Come comunicheremo da qui al 2035: Carlotta Ventura e Alberto Mattiacci ospiti del vodcast “Actually” di Will Media

Come comunicheremo da qui al 2035: Carlotta Ventura e Alberto Mattiacci ospiti del vodcast “Actually” di Will Media

Oggi, la comunicazione è in grado di plasmare la realtà, ma deve sapere anche adattarsi a trasformazioni sempre più veloci, dove serve un pensiero altrettanto rapido per interpretare quello che accade. Nell’ecosistema dei media, in particolare, sono algoritmi e AI predittiva a influenzare sempre di più le decisioni individuali, filtrando scelte e anticipando bisogni. Viene quindi naturale domandarsi: tra dieci anni, cosa rimarrà della nostra capacità di scegliere? E di conseguenza, di chi potremo fidarci nel 2035?

Da questa premessa nasce un’analisi in cui noi di A2A, insieme a Sapienza Università di Roma, ci siamo interrogati sul futuro della comunicazione con una mappa delle competenze al 2035, che ha preso forma nel libro I comunicatori del futuro. Il progetto di ricerca, sviluppato nell’arco di oltre un anno tra mondo accademico e azienda, torna a raccontarsi sul palco del Teatro Franco Parenti di Milano attraverso le voci dei suoi curatori, Carlotta Ventura e Alberto Mattiacci

L’occasione di dialogo è una puntata di Actually, il vodcast di Will Media che si interroga sui grandi cambiamenti della contemporaneità, condotto da Riccardo Haupt, CEO di Chora e Will, e con la partecipazione di Guido Brera, scrittore e fondatore di Chora Media. La riflessione ha dato l’opportunità ai partecipanti di indagare, insieme al pubblico, come cambierà il modo di comunicare da qui a dieci anni.

Un dialogo a quattro voci

Come l’ascolto, il pensiero trasversale e le domande giuste possono allenare lo sguardo sul futuro.

Diventare comunicatori del futuro è un percorso che riguarda sia l’integrazione tecnologica che la ricerca di un equilibrio sociale e richiede l’allenamento di queste competenze indispensabili:

 

  • Sguardo trasversale, capace di ampliare e rafforzare le competenze specifiche di ognuno con curiosità e disponibilità al dialogo e all’ascolto;
  • Mindset digitale, che necessita apertura alla cultura tecnologica, per avere gli strumenti utili ad esercitare ancora capacità decisionale in un mondo in cui gli algoritmi imparano cosa vogliamo e ci consegnano informazioni pre-organizzate in base alle nostre scelte;
  • Intelligenza relazionale, coltivata attraverso le humanities (arte, letteratura, storia, filosofia…) per allenare e comprendere prospettive altrui, dinamiche di potere e di fiducia, trasformando lo studio in un momento di respiro e la cultura in un atto di curiosità. 

Per intraprendere questo percorso, noi di A2A siamo partiti dall’analisi dei segnali del presente. Quello che si evince è il progressivo passaggio dall’homo sapiens all’homo videns, cioè che prende le decisioni sulla base di quello che vede e non sulla base del ragionamento. Quando la complessità viene ridotta esclusivamente a immagini o frammenti di informazione, si rischia di perdere la capacità di contestualizzare e interpretare. E la società dell’oracolo, dove è l’algoritmo a guidare le scelte, formando echo-chamber, bolle di pensiero in cui ciascuno trova idee simili alle sue, con il rischio che queste si radicalizzino se rimangono chiuse in se stesse. 

A partire da questi e altri segnali, lo studio condotto è stato innanzitutto per noi un atto di ottimismo e di responsabilità verso le nuove generazioni, che saranno protagoniste del cambiamento. 

Ecco perché il libro I comunicatori del futuro invita le nuove generazioni a essere curiose: a leggere, studiare, informarsi, per interpretare una realtà che corre veloce. Solo così, con uno sguardo allenato sul futuro, si potrà scegliere consapevolmente se fidarsi dell'algoritmo.

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