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Qualità dell'aria nelle città: il ruolo delle reti energetiche

Qualità dell'aria nelle città: il ruolo delle reti energetiche

Nelle città italiane negli ultimi anni vengono fatti interventi per migliorare la qualità dell'aria, grazie al monitoraggio continuo e ad interventi che agiscono direttamente sulle fonti emissive:

 

 

In questo percorso il calore ha un ruolo strategico. Sostituire numerosi impianti termici individuali con un sistema centralizzato, più efficiente, dotato di sistemi avanzati di abbattimento degli inquinanti e costantemente monitorato, significa ridurre in modo stabile le emissioni legate al riscaldamento degli edifici. È una delle leve con cui le città stanno trasformando il proprio metabolismo energetico, in coerenza con la transizione verso un sistema energetico ambientalmente più sostenibile.

Cos'è la qualità dell'aria e da cosa dipende?

Per qualità dell'aria si intende lo stato complessivo dell'atmosfera in un determinato luogo, in relazione alla presenza di sostanze che potenzialmente possono avere un impatto per la salute e per gli ecosistemi. 

È un concetto che riassume in un'unica lettura la concentrazione di più inquinanti, i loro effetti sull'organismo e la capacità dell'ambiente di assorbirli e disperderli. Gli inquinanti presi in considerazione dalla normativa europea e italiana hanno origini e comportamenti diversi e sono principalmente:

 

  • particolato PM10 e PM2.5
  • biossido di azoto (NO₂)
  • ozono troposferico (O₃)
  • biossido di zolfo (SO₂)
  • monossido di carbonio (CO). 

 

Le fonti emissive sono molteplici. L'inventario nazionale delle emissioni distingue tra:

 

  • traffico veicolare
  • riscaldamento degli edifici
  • attività industriali
  • agricoltura
  • fonti naturali. 

 

A queste sorgenti si aggiungono le condizioni meteo-climatiche, che possono favorire la dispersione degli inquinanti oppure il loro accumulo.

Come si misura la qualità dell'aria? Indici, stazioni e dati in tempo reale

La misurazione della qualità dell'aria è affidata a reti di stazioni fisse gestite in Italia dalle Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente (ARPA), coordinate a livello nazionale dal Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (SNPA), di cui fa parte ISPRA. Queste stazioni misurano in continuo le concentrazioni dei principali inquinanti, con dati validati che confluiscono nei rapporti ufficiali e nelle mappe interattive consultabili online. 

 

Per rendere le informazioni comprensibili al pubblico è stato introdotto l'Indice di Qualità dell'Aria (IQA), noto anche come Air Quality Index (AQI). Si tratta di un numero adimensionale che sintetizza in un unico valore le concentrazioni dei diversi inquinanti. 

Il funzionamento è intuitivo: per ogni inquinante si confronta la concentrazione rilevata con il limite previsto dalla legge.

Il valore finale dell'indice dipende dall'inquinante che presenta la situazione peggiore in quel momento. In base al risultato, la qualità dell'aria viene poi associata a una classe, dall'ottima alla pessima, spesso indicata anche con un colore. 

 

Oggi la disponibilità di dati in tempo reale è ampia. Le mappe interattive delle ARPA regionali, i portali di SNPA e le piattaforme europee permettono di consultare valori orari e previsioni per la maggior parte delle città italiane. 

I dati sono il punto di partenza di ogni strategia efficace: orientano le decisioni infrastrutturali e comportamentali che agiscono sulle fonti e permettono di misurarne i risultati nel tempo.

La qualità dell'aria in Italia: i progressi nei dati SNPA

I dati nazionali confermano un miglioramento progressivo della qualità dell'aria in Italia. Il quadro è tracciato ogni anno dall'informativa di SNPA, elaborata da ISPRA insieme alle Agenzie regionali: l'edizione 2025 registra valori limite rispettati su quasi tutto il territorio. 

 

Sul fronte del PM10, il valore limite annuale di 40 µg/m³ è stato rispettato in tutte le regioni. Anche il limite giornaliero di 50 µg/m³ è stato rispettato nel 92% delle stazioni di monitoraggio. Il PM2.5 ha mostrato una riduzione media di circa il 14% dei livelli annuali rispetto alla media del decennio 2015-2024, con il limite di 25 µg/m³ rispettato su quasi tutto il territorio nazionale. Il biossido di azoto conferma la traiettoria positiva più marcata: il valore limite annuale è rispettato nel 99% delle stazioni. 

 

Il percorso prosegue con obiettivi più ambiziosi. La nuova Direttiva europea sulla qualità dell'aria, in vigore da dicembre 2024, fissa limiti aggiornati da raggiungere entro il 1° gennaio 2030: un orizzonte che orienta già oggi investimenti e strategie, in coerenza con la transizione energetica in corso a livello nazionale ed europeo. 

Tra gli ambiti di lavoro dei prossimi anni c'è l'ozono, la cui formazione è favorita dalle estati più calde e prolungate.

Come migliorare la qualità dell'aria nelle città? Le leve strutturali

Le città concentrano mobilità, edifici, attività economiche e infrastrutture. Per questo sono anche il luogo in cui gli interventi sulla qualità dell’aria possono produrre effetti più visibili. In aree come la Pianura Padana, dove le condizioni meteo-climatiche possono favorire l’accumulo degli inquinanti, diventa ancora più importante agire in modo integrato sulle fonti con interventi strutturali capaci di produrre effetti duraturi nel tempo, in particolare su:

 

  • mobilità
  • riscaldamento
  • industria
  • produzione energetica e recupero delle risorse energetiche già presenti sul territorio.

Mobilità sostenibile e trasporto pubblico a basso impatto

Le politiche di mobilità più efficaci combinano:

 

  • elettrificazione del parco veicoli
  • potenziamento del trasporto pubblico
  • sviluppo della mobilità dolce
  • ripensamento della logistica urbana. 

 

Zone a traffico limitato, ciclabilità diffusa e sistemi di sharing sono strumenti operativi che, integrati con la pianificazione urbanistica, riducono in modo sensibile le emissioni dove si concentrano di più. 

 

Sul piano infrastrutturale, la diffusione delle reti di ricarica per veicoli elettrici e l'estensione del trasporto pubblico a basso impatto rendono più semplici le scelte di mobilità pulita. I benefici si misurano sulla qualità dell'aria, ma anche sui livelli di rumore e sulla vivibilità degli spazi urbani.

Riscaldamento degli edifici: il valore delle reti di teleriscaldamento

Il riscaldamento degli edifici è una leva decisiva, perché la domanda di calore si concentra nei mesi invernali. Le reti di teleriscaldamento permettono di coprirla in modo più efficiente, sostituendo numerosi impianti termici individuali con un sistema centralizzato, dotato di sistemi avanzati di abbattimento degli inquinanti e costantemente monitorato. 

 

Il teleriscaldamento recupera energia e calore da:

 

  • impianti di cogenerazione ad alta efficienza
  • termovalorizzazione dei rifiuti non ulteriormente recuperabili come materia
  • cicli produttivi industriali
  • fonti non fossili. 

 

Il beneficio ambientale non deriva da un singolo impianto, ma dalla capacità del sistema di:

 

  • integrare fonti diverse
  • recuperare energia dai processi disponibili sul territorio
  • limitare il ricorso ai combustibili fossili quando esistono le alternative più sostenibili. 

 

L'efficienza passa anche dagli accumuli termici, che immagazzinano il calore quando la domanda è più bassa e lo rilasciano nelle fasi di picco, riducendo gli sprechi.

Recupero di calore ed economia circolare: dai processi industriali ai data center

Molte città producono già, come sottoprodotto di attività industriali e servizi, grandi quantità di calore. Recuperare questa energia e immetterla nelle reti urbane significa ridurre il consumo di combustibili fossili senza installare nuove capacità produttive. 

È l'economia circolare applicata al metabolismo energetico delle città. 

 

Le fonti di calore recuperabile sono più numerose di quanto si immagini. Comprendono:

 

 

I data center, in particolare, stanno emergendo come una nuova fonte di calore in ambito urbano. La loro attività computazionale genera energia termica. Grazie a tecnologie di raffreddamento a liquido, il calore può essere recuperato fino a 65° C e immesso nelle reti di teleriscaldamento. Ciò che prima veniva disperso diventa così una risorsa per la città.

Il caso Brescia: quando il calore diventa una leva ambientale

Brescia mostra come queste leve si traducano in risultati concreti. La rete di teleriscaldamento di Brescia, attiva dagli anni Settanta e tra le più estese in Italia, serve oggi il 70% degli edifici cittadini. Nel 2024 l'83% del calore distribuito è derivato da fonti non fossili, grazie al termovalorizzatore, al recupero di calore dalle acciaierie e a nuove fonti urbane. 

 

La trasformazione del sistema, guidata da A2A, è continua: l'uscita anticipata dal carbone della Centrale Lamarmora, avviata nel 2020 in anticipo rispetto all'orizzonte 2025 indicato dal PNIEC, il potenziamento del recupero di calore dal termovalorizzatore e i nuovi accumuli termici. Dal 2025, inoltre, la centrale ospita un data center progettato da Qarnot per cedere calore alla rete: a regime 16 GWh termici l'anno, pari al fabbisogno di circa 1.350 appartamenti, con 3.500 tonnellate di CO₂ evitate. 

 

Brescia racconta una direzione: trasformare l'energia che attraversa la città in una leva di sostenibilità ambientale, misurabile e progressiva.

 

 

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