Gli ESRS, European Sustainability Reporting Standards, sono gli standard europei che le imprese soggette alla CSRD devono utilizzare per la rendicontazione di sostenibilità. Adottati dalla Commissione europea il 31 luglio 2023 con il Regolamento delegato (UE) 2023/2772, definiscono quali informazioni pubblicare, con quali criteri e con quale livello di dettaglio.
Gli ESRS riguardano impatti ambientali, sociali e di governance, oltre ai rischi e alle opportunità connessi alla sostenibilità. Non sono soltanto un modello di reporting, ma una cornice comune per leggere la sostenibilità aziendale in modo strutturato, verificabile e comparabile.
Il primo set comprende 12 standard, sviluppati dall’EFRAG, European Financial Reporting Advisory Group, e applicabili alle imprese che rientrano nel perimetro della CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive. L’obiettivo è rendere più chiaro il modo in cui le aziende comunicano il proprio contributo alla transizione ecologica e sociale.
ESRS è l’acronimo inglese che significa standard europei per la rendicontazione di sostenibilità. Si tratta, per la precisione, di principi armonizzati che indicano alle imprese quali informazioni comunicare su impatti ambientali, sociali e di governance, oltre ai rischi e alle opportunità connessi alla sostenibilità.
Gli ESRS definiscono anche il modo in cui queste informazioni devono essere organizzate, così da renderle leggibili e confrontabili. Prima della CSRD, la rendicontazione non finanziaria era meno estesa e meno uniforme. Con il nuovo quadro europeo, le imprese soggette agli obblighi devono seguire una struttura comune, riducendo la frammentazione tra aziende, settori e mercati.
Gli ESRS rispondono a un’esigenza precisa: rendere più affidabili le informazioni di sostenibilità pubblicate dalle imprese. Senza criteri comuni, dati e dichiarazioni, queste informazioni rischiano infatti di essere difficili da confrontare.
Per le aziende, la rendicontazione secondo ESRS aiuta a individuare con maggiore precisione impatti, rischi e opportunità. I temi della sostenibilità entrano così nei processi decisionali e possono orientare:
Il valore è rilevante anche per chi valuta le imprese dall’esterno. Informazioni più strutturate permettono ad analisti e investitori di leggere meglio l’esposizione di un’azienda ai rischi climatici, normativi e sociali. In questa prospettiva rientra anche il lavoro sui criteri ESG per gli investitori, dove la qualità delle informazioni diventa un elemento di trasparenza verso il mercato.
Per comprendere il ruolo degli ESRS occorre distinguere tra:
Gli standard europei sono pensati per rendere la rendicontazione di sostenibilità più coerente con il Green Deal europeo e con il quadro della finanza sostenibile.
Uno dei principi cardine degli ESRS è la doppia materialità. Le imprese devono valutare:
Questa doppia prospettiva orienta la selezione dei temi da rendicontare e, di conseguenza, l’intera struttura della dichiarazione di sostenibilità.
Il primo set di ESRS comprende 12 standard:
Gli standard trasversali sono il punto di partenza della rendicontazione e definiscono la struttura comune entro cui leggere le informazioni tematiche. Includono:
Il blocco ambientale comprende 5 standard tematici, che coprono i principali aspetti della sostenibilità ecologica:
Il blocco sociale comprende 4 standard tematici. L’attenzione si sposta sulle persone coinvolte direttamente o indirettamente dalle attività dell’impresa: lavoratori, filiera, comunità e utenti finali.
Il blocco di governance comprende un solo standard, ma con un ruolo centrale. Riguarda il modo in cui l’impresa:
Lo standard di governance consiste nell’ESRS G1 - Condotta delle imprese e riguarda:
Gli ESRS si applicano alle imprese soggette alla CSRD. Il perimetro è stato modificato dal Pacchetto Omnibus I, formalizzato con la Direttiva (UE) 2026/470, che ha ridotto la platea delle imprese obbligate e avviato una revisione degli standard in chiave di semplificazione.
Dopo l’innalzamento delle soglie, gli obblighi CSRD riguardano le imprese con più di 1.000 dipendenti e fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Per le imprese di Paesi terzi sono previste soglie specifiche legate al fatturato generato nell’Unione Europea.
Le PMI (Piccole e Medie Imprese), comprese quelle quotate, escono dal perimetro degli obblighi diretti, ma possono rendicontare su base volontaria attraverso standard proporzionati alla loro dimensione. Anche la catena del valore resta un punto importante: le imprese soggette alla CSRD possono chiedere dati ESG ai propri partner, ma il nuovo quadro introduce limiti alle richieste verso le aziende più piccole.
Il quadro resta in evoluzione. Nel 2026 la Commissione europea ha aperto una consultazione sugli ESRS semplificati e sullo standard volontario per le imprese più piccole, con l’obiettivo di ridurre la complessità del reporting senza rinunciare alla qualità delle informazioni.
Gli ESRS, oltre a un obbligo normativo, sono uno strumento per rendere più leggibile il rapporto tra impresa, sostenibilità e valore generato nel tempo.
Una rendicontazione efficace permette di capire quali temi sono davvero rilevanti, quali rischi incidono sul modello di business e quali azioni vengono adottate per gestire gli impatti. Il punto non è pubblicare più informazioni, ma pubblicare informazioni più utili, verificabili e confrontabili.
Per gli stakeholder, gli standard europei rendono più semplice valutare la coerenza tra strategia dichiarata e risultati. Per le imprese, aiutano a trasformare la sostenibilità in un processo misurabile, integrato nella governance, nei piani industriali e nelle attività di stakeholder engagement.
In questa direzione si colloca anche il Piano di sostenibilità di A2A, costruito intorno ai pilastri della transizione energetica e dell’economia circolare. Il collegamento con gli standard europei è chiaro: la sostenibilità non viene raccontata solo come impegno, ma rendicontata attraverso dati, obiettivi e responsabilità.
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